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Così il nostro modo di muoverci, di camminare, i nostri gesti, sono la scenografia del nostro dramma esistenziale: come lo viviamo e quanto permettiamo all’altro di entrarci.
Puntiamo i riflettori sulla scena della nostra espressione corporea ed artistica: il seminario propone un itinerario di conoscenza dei vissuti emozionali che abitano il nostro corpo, gli impedimenti che ne limitano l’espressione e così la nostra possibilità di coinvolgerci nella relazione.
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“Il nostro potenziale si basa su un atteggiamento particolarissimo: vivere e riconsiderare ogni istante come un istante a sé.
Il guaio di chi è capace di riconsiderare ogni istante la situazione e di capire come è, è che in questo caso la persona non è più prevedibile.”
“Quanto più forte è il carattere di una persona tanto minore è il suo potenziale.
Potrebbe sembrare un paradosso, ma chi ha un carattere è prevedibile, è una persona che ha a disposizione soltanto un certo numero di risposte prefissate.”
“La persona che ha la mania del controllo è la prima a perdere la propria libertà.”
“Non possiamo indurre deliberatamente il cambiamento, né in noi stessi, né negli altri. Questo è un punto decisivo: sono molti quelli che dedicano la propria esistenza a realizzare una loro concezione di come ‘dovrebbero’ essere, invece di realizzare se stessi.”
“Non c’è bisogno di scavare: è tutto lì.”
“Personalmente distinguo tre classi di escrementi verbali: la cacca di pollo, cioè ‘buon giorno’, come sta?’ e via dicendo; la cacca di mucca, cioè i ‘perché, le razionalizzazioni, le scuse; e la cacca di elefante, cioè quando si parla di filosofia, della terapia gestaltica come filosofia esistenziale ecc… quel che sto facendo io adesso, insomma.”
“Il fine della terapia consiste nel far sì che il paziente NON dipenda dagli altri e scopra fin dal primissimo momento che può fare molte cose, MOLTE più cose di quelle che crede di poter fare.”
“Salvo rarissime eccezioni, non si va in terapia per farsi curare, ma per perfezionare la propria nevrosi.”
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“Il nevrotico è una persona che non vede l’ovvio.”
“‘Perché‘ e ‘siccome‘ in terapia gestaltica sono parolacce. Il ‘perché’ porta nel migliore dei casi a una spiegazione astuta e mai alla comprensione.”
“Il ‘perché’ frutta soltanto indagini senza fine sulla causa della causa della causa della causa della causa della causa.”
“Dobbiamo sempre prendere in considerazione il segmento di mondo in cui viviamo come parte di noi stessi.
Ovunque andiamo ci portiamo dietro una specie di mondo.”
Frasi tratte da La terapia gestaltica parola per parola, 1969
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STORIA FAMILIARE E CENTRI EMOZIONALI
Seminario residenziale
sabato 10 e venerdì 11 maggio
Lavacchiello di Bisano, comune di Monterenzio
provincia di Bologna
condotto da Carlangelo Furletti
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L’antica conoscenza dell’Enneagramma ci aiuta a trovare la nostra autenticità essenziale, liberarci dalle abitudini comportamentali attraverso l’osservazione di sé e il contatto empatico con l’altro.
L’Enneagramma è anche un codice con cui riconoscere e leggere le dinamiche familiari, in che modo ci hanno condizionato e se ancora ne siamo influenzati.
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A noi resta la grande soddisfazione di aver colpito nel segno e soprattutto che ci fosse qualcosa di più da dire sulle malattie degenerative e soprattutto sul modo di affrontarle.
Importantissimo è stato il confronto nato dal dibattito avvenuto nella seconda parte dell’ultima serata, quando è stata data la possibilità di dialogo fra gli intervenuti e i relatori. E’ stato un dibattito fruttuoso, un confronto di comuni esperienze fra chi assiste e cerca un aiuto per il proprio malato e uno sfogo nella condivisione.
Il momento più intenso è stato toccato quando la relatrice Jansch, esperta in Costellazioni Familiari, ha sollevato il problema del senso di colpa e di come sia necessario, quando un famigliare viene colpito dalla degenerazione cognitiva, rispettare il ruolo di chi è genitore e di chi è figlio. Confondere i ruoli e diventare genitori di chi ci ha generato – sostiene Jansch – porta squilibrio e malessere in tutto l’ambito familiare. Onorare i nostri anziani non può prescindere dall’osservare anche il nostro ruolo di figli e non può esimerci dalla responsabilità del nostro disegno di vita.
La reazione del pubblico non si è fatta attendere: all’uditore che ha obiettato questa tesi, rivendicando il dovere fino al sacrificio di sé, si è opposta la voce emozionata di una signora che ha assistito prima la madre e poi il padre per lunghi anni, annullando se stessa e proprio per questo entrando in grave conflitto con gli altri membri della famiglia.
Siamo convinti che sia, questo, un discorso da continuare proprio come è cominciato in queste due sere: sulla traccia dell’emozione, del guardarsi dentro ma anche riconoscersi nell’altro, nel rispetto dei vari momenti della vita e dei reciproci destini.
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Se il nonno dà i numeri cosa faccio?
29 febbraio 2008
: La Comunità di San Raffaele interviene sulle demenze senili e chiede un centro diurno per gli anziani. Una terapia non solo farmacologica Un centro diurno, nell’ambito del quartiere, per l’assistenza agli anziani ed in particolare per quelli affetti da demenza senile. Questa è la richiesta rivolta dalla Comunità parrocchiale di San Raffaele Arcangelo alla Giunta Provinciale. È stata espressa durante l’incontro sul tema “Il deterioramento cognitivo degli anziani, dal curare al prendersi cura”.Erano presenti, in qualità di relatori, il professor Silvio Costantini, direttore U.O. Geriatria dell’Ospedale Infermi, il dottor Stefano De Carolis e il dottor Alessandro Margiotta del CEDem (Centro Esperto Demenze) di Rimini oltre ad un numeroso pubblico, prova che l’argomento è d’indubbia attualità.
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